Citazioni - L'impronta Del Cielo

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Citazioni


Presentazione di Luciana Orsatti di www.lastanzadelfiglio.com


Quando il dolore si fa poesia


m.i.d.a. così ama firmarsi, è una mamma che, come tante sparse sul territorio nazionale, in un giorno di quelli proprio neri, quando l’angoscia diventa ingestibile e sembra togliere il respiro, lancia un SOS sul nostro sito,( www.lastanzadelfiglio.com), come si fa con un sasso scagliato sulla superficie di un lago. Mai si sarebbe aspettata che una risposta le arrivasse nel giro di poche ore! Eh sì, perché le persone come lei hanno imparato sulla propria pelle a non aspettarsi niente dagli altri, neppure una risposta. Il loro dolore fa talmente paura che…è meglio starsene lontano. Ma di fronte ad un pc, quando la solitudine sembra fare a pezzi l’anima, spesso si tenta ancora, si riprova di nuovo a chiedere aiuto, in fondo è un pc e non una persona e se non risponde non fa niente, vuol dire che non ha colto il senso della richiesta.
Dunque lei è incredula e nello stesso tempo contenta e, dapprima un po’ diffidente poi man mano sempre più sicura, comincia una fitta rete di corrispondenza, perchè finalmente ha trovato quel contenitore che ha cercato da subito dove poter travasare le sue paure, la sua solitudine, i suoi sogni spezzati, la sua disperazione e sentirsi finalmente meno sola.
Si informa ancora meglio, perché l’ha già fatto leggendo il sito, sulle cose che i genitori come lei fanno ogni sabato qui, nella sede dell’associazione, quando si riuniscono sotto la mia guida, per lavorare insieme all’elaborazione del proprio lutto.
Vuole subito che le invii i due libri che ho scritto su queste tematiche “Quando i sogni si colorano di azzurro” e “Buongiorno, giorno!” li divora letteralmente e si può dire che li rilegge tante volte perché, dice,”è come se in quelle pagine si parlasse di me”
Lei, lo scopro da subito, è una poetessa nata e come tutti i poeti ha un suo alfabeto leggero e colorato per esprimere anche gli stati d’animo più cupi. E’ questa una sua risorsa, perché spesso nel nostro vocabolario non esistono termini che possono descrivere ciò che si agita in fondo all’anima di genitori come lei.
Non vi racconterò la sua storia, perché sarà lei stessa che lo farà attraverso le sue poesie e i suoi sogni.
Certo lei vorrebbe essere fisicamente con noi ma si accontenta di tenerci nel cuore, sicura che anche il gruppo lo fa, specialmente il sabato. E allora ci trasmette a suo modo la sua vicinanza e il forte desiderio di essere anche lei presente, di poterci avere nella sua città, come per magia, come se tutto fosse possibile, come nelle fiabe che raccontava a sua figlia per farla addormentare e sottrarla in qualche modo alle sue sofferenze.


SE TU FOSSI QUI
Se tu fossi qui
mi precipiterei
da te
busserei a quella porta
dove sta scritto:
"La stanza del figlio"
porterei con me la sua foto
e già te ne farei dono
mi siederei
dove tu
hai già preparato
un posto per me
e terrei stretta stretta la mia borsa
dove dentro custodisco
il suo bellissimo disegno
con su scritto:
"tvb mamma
conserva questo disegno, please!"
ed il mio notes
per incidere a parole
la mia sofferenza
la mia voglia di vivere
il mio amore per il mondo
che gira gira
ma che in piccoli attimi
colgo la sua volontà di fermarsi
un poco.. accanto a me.
Se tu fossi qui
mi precipiterei...
mi accontenterò invece
di scriverti
del mio faticoso andare
                          m.i.d.a.

“Questa l'ho scritta senza pensarci,di getto e sono arrivata a pag.77 del tuo libro “Quando i sogni si colorano d’azzurro”
Quella pagina 7, quella presentazione.. mi ha lasciato senza fiato…stesso reparto, scena uguale, età uguale…e poi mi riconosco pienamente nei capitoli “La gente”, “Le festività”, “ Sotto il segno del figlio”, “Quando la mamma si ammala”, ecc
Ho scritto troppo??
Ciao...busserò ancora alla tua porta..!!!!”

m.i.d.a. comincia il suo viaggio dentro di sé, attraversa il suo dolore senza risparmiarsi e comincia a chiedersi come mai lei non può rivedere sua figlia, almeno in sogno, visto che nel libro “Buongiorno, giorno!” vengono raccolti e analizzati moltissimi sogni che le mamme come lei fanno  e, con amarezza, scrive:
“Solo una volta l'ho rivista per un momento in sogno...dovevo darle le solite medicine, me ne stavo dimenticando...sono corsa in camera e ho visto il suo viso addormentato sereno e con i suoi riccioli...
poi tutto è svanito....”
Non è un caso che lei nel sogno dimentichi di dare le medicine alla figlia, quando nella realtà l’orario delle sue medicine era il suo calendario, non le sarebbe mai successo di dimenticare. Eppure nel sogno lo fa, se ne accorge, vorrebbe riparare ma la vede addormentata serena…con una cascata di riccioli sul viso.
Lei piano piano sta prendendo consapevolezza che la figlia non c’è più, ma è dura da accettare, ci vuole un lungo lavoro e lei ha appena cominciato.
A questo punto si sente smarrita, la disperazione fa capolino, riaffiora il ricordo dei “brutti” giorni trascorsi vicino alla figlia, con un profondo senso di impotenza per non poter fare più nulla per lei, e poi…quel  buio che si impadroniva della sua mente, quasi a volerla proteggere…. ma ecco che dal cilindro estrae quella sua bellissima risorsa che l’aiuterà a tradurre in poesia quel suo stato d’animo e tutto sarà più sopportabile.
Spiritosamente intitola



BUONANOTTE NOTTE!
Quando la paura la assale
quando il nuovo la spaventa
quando la mente divaga
si perde in cattivi pensieri.
Quando la noia ha la meglio
nel lungo tempo dell’attesa
quando il gioco non le basta
ad occupare la mente
che si perde in cattivi pensieri
si aggrappa
all’unica ancora ritrovata
si perde in un viaggio
di infinite pagine
                       m.i.d.a.

m.i.d.a. però è un donna molto coraggiosa, come del resto tutte la mamme che hanno perso un figlio, cerca ad ogni costo di ridare un senso alla sua vita, riprendendo il lavoro e non trascurando le relazioni sociali. Insomma sembra che stia affrontando bene le sue difficoltà ma…“Sai Luciana, sono stata ricoverata per l’asportazione dell’utero… mi sembrava di vivere tra le pagine del tuo libro quando scrivi che quasi sempre, immediatamente dopo la morte del figlio, la mamma subisce questo genere di intervento, quasi a confermare che la parte più preziosa della donna è andata via col figlio.”
Dunque apparentemente tutto sembra aver ricominciato a funzionare ma il corpo manda i suoi segnali, sempre più pressanti.  “Sai sono aumentata di peso in modo esponenziale, non c’è dieta o dietologo che possa tenere sotto controllo questo fattore, sono davvero preoccupata, che posso fare?”
“Ciao m.i.d.a., il "peso" che non riesci al alleggerire si riferisce ad altro, il corpo fa solo da rappresentante. E’ il peso dell'anima che ti fa sentire così ed è refrattario ad ogni restrizione, praticamente ti sta dicendo: “Perchè ti ostini a pensare che privandomi della pizza con gli amici che è per me un momento magico io possa alleggerirti il peso dell'anima?”
Il corpo in questo periodo fa quello che gli pare perchè è in lite con l'anima, non s'intendono più, si trovano su due piani diversi, tu lo vorresti gestire e comandare, fargli fare quello che vuoi ma lui si ribella e diventa anarchico. Penso che il tuo soffermarti sul peso corporeo, oggi, è per non pensare all'altro peso, ben più importante e oggi come oggi invalidante. Il mio consiglio è di non trattare il tuo corpo come un servo ma di allearti con lui, di rivestirlo con i colori che gli piacciono da sempre, di accarezzarlo con massaggi e creme profumate e di non privarlo dei piaceri che fino a poco tempo fa gli regalavi. Mi riferisco anche ai rapporti con tuo marito. Poi se vuoi puoi anche andare da un dietologo ma il mio pensiero è che in questo momento il tuo corpo non ha bisogno di regole(dieta) ma di amore. Bacissimi, Luciana!”
m.id.a per un po’ non si fa sentire, sembra stia riflettendo e infatti dopo qualche tempo, nel bel mezzo di una riunione di gruppo di un sabato pomeriggio, invia questa poesia, per dirmi quanto gradisce la mia vicinanza, le mie parole e tutte le comunicazioni che il gruppo le invia:


IL SABATO DEL MIO VILLAGGO
E' un sabato diverso
quello del mio villaggio
un sabato condiviso
da molti, troppi paesani
distribuiti su vasto raggio.
Un sabato pieno
di emozioni,di confidenze dette piano
quando i vicini si incontrano
si siedono tenendosi per mano.
C'è chi si appresta a parlare
chi sospira
chi in un angolo ascolta
e chi ammira
il coraggio di quello che sta parlando tanto
a tutti si rivolge
anche a chi ,come lui,ha pianto tanto.
Le lacrime si asciugano
al raggio tiepido del sole.
L'amore si fa vivo
come Amore vuole.
E lei che fino ad allora
ha lasciato fare
in punta dei piedi entra nel cerchio
e si fa ascoltare.
Un animo talmente buono
e colmo di tenerezza
che ogni sua parola
giunge come una ferma carezza
che a volte ti consola
molto spesso ti sprona
e tu dal di dentro ti guardi
come una persona nuova.
Anche da lontano,dalla terra di Verona,
sento i respiri vostri
uguali ai miei
ancora e ancora.
Un villaggio di speranze
in cui ciascuno lavora
per raggiungere un giorno
una nuova aurora
Un sabato tanto atteso e desiderato
per dare il Buongiorno al giorno
e trovare il cielo colorato
di azzurro.
                 m.i.d.a

Intanto  le stagioni si susseguono e arriva l’estate. Quando una mattina se la ritrova improvvisamente alla finestra una vertigine la coglie: le vacanze tanto attese da sua figlia, quel preparare le sue cose per il viaggio, la gioia di vivere  che contagiava tutti…e adesso? Dove sono, chi sono, dove vado?. Basta un attimo però che m.i.d.a. si ricomponga, sì, andrà in montagna, come ha fatto sempre, con la sua famiglia, lì forse sarà tutto diverso, perché gli oggetti e le situazioni che la possono far pensare a lei sono di meno e “sicuramente io saprò affrontare le mie difficoltà”.
Fa i suoi preparativi e parte per “la montagna incantata” come lei la chiama. Nel bagaglio porta tutta la sua angoscia, l’ha stipata tra i vestiti, per non farla vedere ai suoi familiari, i suoi timori di non potermi contattare perché lì non ha il pc, le rassicurazioni e le promesse da parte di entrambi di tenerci in contatto tramite gli sms.
“Ti lascio il mio n.di cell, mandami un sms così posso memorizzare  il tuo numero
perchè avrò bisogno di te...lassù.. è la casa che lei amava tanto..perchè lontana dai ricoveri...vicina alle vacanze.. e ai divertimenti e ci stava bene...anche quando l'anno scorso stava molto male lassù...
il clima è ottimo...ma come dici tu.. l'umore è pessimo....ma io continuerò a camminare...con te vicino mi sento bene..”
Dapprima tutto sembra andare per il meglio, lei trova gli amici di sempre che non fanno domande, la pizza la sera come se fossero ancora tutti e lei si abbandona anche ad uno stato di serenità interiore che guarda con stupore e scaccia la paura che ha che possa durare poco. Ci vuole far partecipe di questo suo stato d’animo e lo fa con questa poesia:


I GRILLI
Più li ascolto
più mi sento parte
dell'Amore di Dio
per me.
Un filo d'erba
tra tanti fili
cullati
da un leggero vento
riscaldati
da tiepidi raggi di sole.
I n questo prato
dove vita e morte
si rincorrono
senza volontà propria
senza lacrime
un filo d'erba
al vento...
accompagnato dal canto dei grilli
                                      m.i.d.a.

Ma dopo un po’ la “montagna incantata” comincia ad animarsi e inizia a raccontare. Le parla all’orecchio, lei si vorrebbe sottrarre ma si rende conto che non può. Sì, perché quei suoi amici di sempre che l’hanno accolta senza far domande  ad un certo punto inevitabilmente finiscono per parlare di lei, è come se si alleassero con la montagna e insieme le mettono a soqquadro l’anima
Una mattina si alza molto presto per raggiungere il suo paese e la sua casa dove ha il pc per mettersi in comunicazione con me e racconta…...
“L'ho sognata.. ti mando quello che ricordo...me lo sono trascritto in forma poetica...per non dimenticare...”


LA MONTAGNA INCANTATA
"Tornavi da un campo(scout)
con Don Marco
non eri riuscita a camminare
fino in cima
ti avevano accompagnato
con la macchina
ma c'eri stata
con gli altri
come le altre volte.
Ti ho presa in braccio
al ritorno
ti portavo in bagno
ti sentivo abbracciata
teneramente
ti ho chiesto:
"Ti fa male da qualche parte?"
Mi hai risposto sì
con un cenno del capo
come eri solita fare
mi hai indicato quel punto
il solito
ancora....il ritorno del male..."
                                  m.id.a.


“Cara  m.i.d.a., il sogno che hai fatto è stato senz'altro scatenato dai ricordi di tua figlia che continuamente e in ogni occasione ti assalgono, ma come ogni sogno parla principalmente di te. Si svolge come sempre lungo due binari, il più superficiale, quello cioè più vicino alla coscienza, per cui tu l'hai già interpretato e quello più profondo e misterioso. Tu stai parlando, oltre che del calvario di lei e di te, soprattutto di come hai vissuto questo soggiorno in montagna.
E' come qualcosa che era nel calendario e a cui non ci si può sottrarre ( gli impegni con gli scout). La montagna poi è qualcosa che rappresenta un ostacolo, si dice anche in gergo comune...grosso come una montagna e hai avuto bisogno del sostegno degli altri per poter camminare, per poter arrivare alla fine, cioè verso la conclusione del soggiorno. A volte ti sei sentita meglio e hai creduto che forse le cose stessero migliorando ma non appena hai rimesso il piede in casa che significa sia che sei tornata momentaneamente a casa tua, sia che sei tornata a guardare meglio dentro di te, ti sei accorta che il male, il tuo male era tornato, anzi che non era mai andato via. Baci, Luciana”
Lì, in quel grazioso paesino di montagna, che ha visto crescere i suoi genitori, lei, suo marito e i suoi figli il suo stato d’animo non è più lo stesso.
“ Io mi sforzo, ce la metto tutta, ogni mattina mi maschero ma quanto è faticoso, qualcosa dentro di me urla per voler uscire ed io ho paura, allora ieri sono fuggita di nuovo a casa,  “Scusatemi” dico scherzando ai miei come per farla apparire una cosa naturale, “faccio una toccata e fuga, per cena sono di nuovo qui.”
E giù per le discese tortuose, giù di corsa fino a sentire da lontano il profumo degli alberi del suo giardino, lo stesso che ha respirato sua figlia, apre quella porta e si siede davanti al pc,ora si sente meglio, sa che io dall’altra parte del filo sto aspettando che lei mi parli.
“ Ho trascorso tre giorni pessimi....di nostalgia, malinconia, ricordi dell'ultima e dolorosa estate.....a cui è seguito tutto il resto...ti racconto il mio sogno:
Sono studentessa a scuola e ci ritorno alla fine dell'anno scolastico sapendo che sarò bocciata perchè sono rimasta assente l'intero anno....motivo...è morta mia madre...
Mi metto al posto che è rimasto vuoto...non ho libri e ho la sensazione di essere completamente tagliata fuori dal contesto...(questa sensazione mi è già capitata)..se interroga non so nulla.. e non ho seguito nessuna spiegazione ...sono terrorizzata che il prof possa chiamarmi...mi sveglio.....con la sensazione di vivere l'angoscia di mia figlia...cioè io sono mia figlia...capisci???”
“Ciao m.i.d.a., il sogno vuol dire che ti trovi a vivere una  realtà come se fossi "tagliata fuori" come qualcuno che è rimasto assente per tanto tempo. E tu sai perchè. Pretendere di poter tornare in montagna come prima è una ipotesi da mettere da parte, tu non sei e non sarai più la stessa quindi rifare le stesse cose di prima e pensare che ti diano la stessa sensazione è una follia. Hai timore di reinserirti nella solita realtà perchè ti senti aliena e "impreparata" infatti non hai i libri. Naturalmente stai parlando dei miei libri su cui tu sai che devi riflettere e in un certo senso "prepararti" così da poter rispondere alle domande che tu stessa ti fai. Il posto è vuoto perchè è morta "tua madre" Sì in effetti una madre è morta ma non certamente la tua, sei tu, anzi una parte di te che è andata via con tua figlia e il sogno ti dice che cominci a rendertene conto.”
m.i.d.a. sta continuando,anche se con enorme fatica, a fare i conti con la consapevolezza dell’accaduto, ci combatte, la vorrebbe scacciare dalla sua mente, far finta che tutto è come prima, che in fondo sua figlia non c’è ma solo momentaneamente, che è partita per un viaggio e presto la sentirà bussare alla porta, ma una parte di lei si è messa in cammino verso quella tappa essenziale per iniziare l’elaborazione di un lutto così importante, come la morte di un figlio, verso cioè la piena consapevolezza dell’accaduto. Si sta rendendo conto, anche, che sì il mio aiuto e la mia guida sono necessari per accompagnarla e sostenerla in questo viaggio, ma che la parte più importante la deve fare lei, è lei che deve fare un lavoro su di sé, seguendo le mie indicazioni. Questo messaggio lei l’ha recepito in pieno, perché leggendo il libro si è resa conto che “la stanza del figlio” non è un luogo fisico, non corrisponde alla stanza dove i genitori si riuniscono il sabato con me, ma ad un’altra stanza, un altro luogo che si deve allestire all’interno di se stessi, uno spazio dentro il proprio cuore dove si può accedere tutte le volte che si vuole ma la cui porta non deve necessariamente essere lasciata sempre aperta.
Lei questo l’ha compreso appieno ma, giustamente, mi dice che non è facile, che lei vorrebbe, vorrebbe poter gridare anche lei “Buongiorno, giorno!” ma che non ce la fa, è ancora presto.
Naturalmente lo esprime così:

BUONGIORNO, GIORNO!
Ti vorrei riporre
nel cassetto più bello
della mia memoria
quello più prezioso
che custodisco gelosamente
con la chiave del cuore.
Ti vorrei rivedere
aprendo quel cassetto
solo quando
il desiderio si fa potente
con turbolenza chiama.
Quel cassetto,
pieno di te
della tua adorabile presenza
si apre in automatico
all’improvviso
sempre più spesso
non mi permette
di vivere con la serenità che serve
per aprirlo e chiuderlo
a mio piacimento.
Il tutto tutto di te non può stare ancora
chiuso lì dentro
dovrò attendere…
                         m.i.d.a.
 
Lei, dunque ha capito bene che deve imparare ad attendere, che l’anima fa i passi a seconda di quanto ritiene opportuno che l’interessata possa sopportare, perciò anche se le mettiamo fretta, fortunatamente non ci ascolta.
m.i.d.a. intanto torna a casa sua, si riappropria della sua stanza, del profumo della figlia, si ubriaca dei suoi ricordi come se in questo periodo di breve “vacanza” fosse caduta in astinenza. Una parte di lei, però, quella che coraggiosamente e ostinatamente si sta facendo aiutare va avanti, procede, anche se lei non se ne rende conto ma provvedo a informarla io stessa quando mi racconta questo sogno:
“ Ciao Luciana, ho sognato non tanto mia figlia fisicamente quanto piuttosto la sensazione che fosse viva ma che era sul punto di morire e io stavo attendendo impotente che accadesse....ho percepito una forte angoscia e nel sogno piangevo...mi sono svegliata e mi sono resa conto che non piangevo sul serio….ero stanca ho ripreso il sonno e poi il sogno è proseguito ...stranamente...e alla fine ricordo solo di aver avuto davanti dei barattoli tipo pringles (che quest’anno ho usato con i  ragazzi dei quali mi occupo in certi pomeriggi per fare dei lavoretti) e da uno di questi è uscita una luce bianca e io sapevo che era lei...mi sono ripresa…mi sono sentita più serena.. ma l'angoscia… quella no...era la stessa avvertita nella stanza di ospedale ...quando pregavo che non si risvegliasse perchè non si rendesse più conto del dolore che la tormentava...del nostro dolore...pregavo Dio che se la prendesse in fretta...si può dico io arrivare a questo punto???????????
Ora sto piangendo.....”
“Ciao m.i.d.a., il sogno che hai fatto è molto significativo e se rileggi un pò alla volta e  attentamente il libro "Buongiorno, giorno!”..." ti ci ritroverai.
Il tempo delle maschere, della finzione sta finendo e piano piano atterri sulla realtà. Senti infatti nel sogno la stessa angoscia che hai provato veramente vicino a tua figlia. Partiamo da qui, è un primo passo. Quanto al senso di colpa per  averne desiderato la morte per sollevarla dalle sofferenze è molto comune nel vissuto delle mamme come te, c'è anche chi arriva a pensare di peggio. Il fatto che ti sentivi impotente è un altro tassello importante lungo questo cammino perchè  comincia a sbiadire l'idea che il genitore tutto può, che con l'amore si supera tutto e invece si deve prendere atto che di fronte ad un avvenimento del genere si è impotenti. C'è anche una cosa molto positiva, quei barattoli di pringles che hai adoperato per farci dei lavoretti insieme ai ragazzi. E' proprio una bella presa di coscienza questa: ti sei resa conto che devi iniziare un “lavoro” per poter stare meglio e la cosa ti spaventa, tanto che nella mail li chiami "lavoretti".Bacissimi e scrivi, Luciana”
La vita di m.id.a., nel frattempo, sembra fare una improvvisa virata, nel senso che, come spesso succede lungo il cammino dell’elaborazione del lutto, d’un tratto si colora diversamente, si ravviva, si ricomincia a ricollegare qualche filo che un brutto giorno era stato reciso insieme a tanti altri togliendo ossigeno e vitalità.
“Guarda Lucy.. ieri sera mi sono dedicata a preparare cose ai fornelli che era da tanto non cucinavo... .mio marito ha sbrinato non uno ma due freezer..... figurati erano mesi!!!!
così ho salvato il salvabile...tutto ieri sera… oggi ne hanno gustato le pietanze...
Mio figlio intanto si riprende i suoi spazi...ora è fuori a cuocersi a calcio sotto un sole bollente.....
mio marito è dalla mamma e in mezzo all'uliveto si rilassa...
Ci penso a loro, stai tranquilla, anche se tu me lo ripeti sempre...ci stiamo dando una mano...
Io che ho fatto oggi?
Parrucchiera...per un impegno che ho domani e shopping in negozi cinesi...
Forse ho esagerato di nuovo ..ma sto meglio ...se poi ci sei tu al pc...wow...mi tiro ancora più su...
poi ti invio ancora qualcosa...magari da leggere al gruppo che dici???
tanti baci.. ma tanti..”
I fornelli che m.i.d.a. rimette in funzione sono il segnale che in quella casa ricomincia a circolare il calore, quella fiamma dei sentimenti  che soffia sulla vita che man mano si riaccende. Nello stesso tempo il marito “sbrina” i freezer, che, come ci tiene lei a sottolineare sono due, sì perché sono i loro due cuori che il marito provvede a riscaldare togliendoli da quella morsa ghiacciata che li teneva attanagliati.
Con la vita che torna a colorarsi anche la consapevolezza della morte della figlia prende sempre più consistenza, sempre più apertamente ci può fare i conti e questo l’aiuta ad elaborare il suo lutto, a renderlo più gestibile e soprattutto a scoprire che tante cose si possono continuare a fare come prima e molte voglie meglio, anche se una parte di sé è oscurata da quella mancanza. Perciò può permettersi di fare questo sogno:
“Ciao Luciana,ti racconto il mio sogno della scorsa notte....
Stavo scendendo le scale con molti bambini,avevo finito l'attività ed in piazza, seduta sul marciapiede,vestita di rosa,c'era Gloria ad aspettarmi...anche lei aveva finito la sua attività.. più o meno faceva la seconda...quindi ancora in piena salute...rideva con un amico e si dondolava ...era bellissima.. sono andata da lei e mi ha detto:"Mamma toglimi le scarpe, sono strette!" Le ho levato le scarpe, ma sotto ne portava un altro paio più piccole e da ballerina, le ho tolto le calze pure...le ho rinfilato quelle da ballerina...calzavano bene...e lì accanto a me un uomo che mi dice:"dovrà cambiare il plantare ...sta diventando piccolo....."
Mi sono svegliata e l'ho ringraziata per essere venuta a trovarmi...”
“Ciao m.i.d.a. il sogno indica che stai prendendo consapevolezza che "la sua attività” cioè quella di tua figlia è finita e così, nel sogno, dici anche di te, con riferimento al fatto che ti senti finita come mamma e, dopo l'operazione, anche come donna. Queste, naturalmente, sono false convinzioni, ma per ora ti senti così. Per quanto riguarda le scarpe vai al capitolo del libro dei sogni in cui ne parlo. La consapevolezza che sono piccole ti dà l'idea di quanto lei non stia crescendo più, mentre dall'altra parte c'è la tua voglia di comprargliene  di più grandi. La Voce maschile, di solito del papà, è la più pragmatica e con un giro di parole ti dice che quel piede per camminare dovrebbe essere rimodellato, per non dirti che non si può. Stai facendo grandi progressi anche se stai soffrendo molto. Ti abbraccio forte. Baci Luciana”
Ora m.i.d.a. grazie al lavoro che continua a fare su di sé può anche guardare in faccia “quell’uomo nero” che ha portato via la figlia. Non lo nega più, affronta la realtà e si rende conto che niente dipendeva da lei anche sa ha combattuto con tutte le sue forze, tra lo strazio di tutti.
“Devo scriverti con urgenza perchè ho sognato d Gloria...
Questa mattina, lo ricordo perfettamente:eravamo in bicicletta e c'era anche il fratello. Io all'inizio portavo lei sul seggiolino davanti ed ero continuamente in pericolo,vicino ad un precipizio su una strada stretta di montagna. Cercavo di tenerla e di stringerla con la cintura perchè non cadesse ma lei non era spaventata. Poi si avvicina un tipo,un brutto ceffo,io avevo paura che ci potesse fare del male, più a Gloria che a me in realtà, poi.....il sogno cambia….
Gloria è sulla sua bicicletta, è più grande e si molla giù per la strada sassosa di montagna, tutto un saliscendi, io che ho paura che cada e lei che si lascia andare e poi non la vedo più.
Chiedo:ma dov'è..qualcuno mi risponde:è già laggiù, so che non si è fatta nulla e che mi aspetta come al solito...
perchè sai era solita fare così....
Mi sono svegliata e sono stata felice di aver avuto questo ricordo......finalmente come quando era felice e scorazzava in bicicletta e io dietro a rincorrerla...Ciao.”
“Cara m.i.d.a. il sogno è semplice perchè in fondo in poche parole, proprio con il linguaggio sintetico di tutti i sogni, racconta, in pochi attimi tutta la tua vita. C'è un prima, quando spensierata portavi in bici tua figlia e un dopo, quando all’orizzonte cominciano ad intravedersi le prime difficoltà (l’insorgere della  malattia). Ti senti in pericolo, hai paura dei precipizi,( che le cose precipitino nel senso di un’accelerazione della malattia).Sei terrorizzata dal timore di poterla perdere anche se la leghi con le cinte. Ma gli avvenimenti si snodano in una successione inesorabile, che sfuggono al tuo controllo,  finchè non compare un brutto ceffo, "l'uomo nero" quello che potrebbe fare del male a tua figlia ( lo sai chi è, vero?). Poi tutto si ferma, si passa ad un'altra scena, perchè perfino il sogno si rifiuta di raccontartelo, certo è che tua figlia si allontana senza di te, la perdi di vista...e di contatto. Chiedi e ti chiedi dove possa essere andata ma ti dicono che è lontana e che ti aspetta, nel senso che sei tu nel profondo che speri di poterla raggiungere al più presto, mentre quella parte di te che si è rimessa già in moto, per fortuna te lo vieterà.”
m.i.d.a. ora può veleggiare più leggera nel mare della vita, sa che a volte le tempeste la sorprenderanno e le faranno temere di non farcela, ma nel profondo della sua anima sa anche che ora può sentirsi al sicuro perché intorno a sé c’è una rete invisibile, fatta di tante maglie e se qualcuna dovesse cedere ci sarà un capitano che provvederà a rammendarla. Lei, come al solito, esprime la sua gratitudine con questa bellissima poesia:


LA RETE
Un’immagine fissa nella mente
un’immagine nata dal cuore
la sento viva intorno
mi metto ad ascoltare
un intreccio di maglie
larghe,strette,
combinate,
lentamente tessute insieme.
La trama, il disegno,
si forma da sé
una forza unisce il lavoro
di sottili fili di seta.
Con pazienza si distende
Ogni filo si appresta ad essere preso,unito,tessuto insieme
per sostenere la vita.
Ecco….
insieme abbiamo creato la rete.
                                              m.i.d.a
                           ( dedicata alla “Stanza del Figlio” e al suo capitano!!!).

 



Questa è la storia, ovvero una parte della storia di m.i.d.a, una donna alla quale voglio esprimere la mia personale ammirazione e gratitudine perché mi ha messo tra le mani la sua vita che in quel momento non riusciva più a gestire, mi ha affidato i suoi sogni che sono la parte più privata e profonda di ogni uomo e che difficilmente si condividono con chiunque. Ma soprattutto mi ha dimostrato che il coraggio è una dote da adoperare, anche quando si è convinti che non ne vale più la pena. Grazie, m.i.d.a.! Con profondo affetto dott.Luciana Orsatti  




                                                                                  Lettera ai compagni di classe

Carissimi ragazzi,
                                                                 
mi rivolgo a tutti voi con un forte abbraccio.
Non conosco personalmente tutti quanti, solo qualcuno, perciò se mi incrociate per strada  e non vi saluto non abbiatene a male….salutatemi voi per primi…ed io non mi girerò dall’altra parte, non cercherò di evitarvi ma sarò lì sorridente a ricambiare il vostro saluto.
Ci vuole coraggio…
Ci vuole coraggio ad 11 anni essere ammalati e vivere insieme a chi scoppia di salute;
ci vuole coraggio a voler pattinare con il dolore in corpo che non ti lascia tregua e…sorridere;
ci vuole coraggio a rimanere sul divano nei caldi pomeriggi d’estate mentre i tuoi amici fuori ridono e giocano e…non ti cercano più….perchè tu non puoi correre e saltare come loro;
ci vuole coraggio ad andare a scuola trascinando il trolley non perché è di moda, ma per necessità;
ci vuole coraggio cambiare compagno di banco e aver terrore che ti guardi in “quel modo”perché non hai un aspetto come il suo;
ci vuole coraggio ad alzarsi alla mattina presto tutte le settimane per andare ai controlli in ospedale;
ci vuole coraggio a sorridere alla mamma, al papà, al fratello, ai nonni ….per non farli preoccupare e soffrire……..
Ma
Ci vuole coraggio anche ad essere veramente amici di chi soffre
Porgendogli un sorriso;
ci vuole coraggio ad andare loro incontro e dire:” Ciao, come
stai? Vieni a giocare con me?” Lasciando il tuo amico preferito che ti
prende in giro per questo;
ci vuole coraggio a cambiare gioco per far partecipare anche chi si
trova in difficoltà;
ci vuole coraggio ad andare a trovare a casa o in ospedale chi soffre
pur non sapendo cosa dire e con la paura di dire qualcosa di
sbagliato;
ci vuole coraggio per piangere  condividendo il dolore che senti nel
cuore;
ci vuole coraggio….
Per questo vi ringrazio….per il vostro coraggio e questo vi dico:
beati noi
che abbiamo avuto la fortuna di vivere per un periodo, anche se breve, con un esempio di forza, di
coraggio, di gioia di vivere, di simpatia, di amore e di tanta tanta serenità, soprattutto nel momento
della prova.
Io vi invito a fare tesoro di questo e quando vi assale la malinconia, la
pazza voglia di vivere….
pensate a Gloria e liberate le vostre emozioni…
chiamatela e lei verrà ad illuminare la vostra vita….la nostra.
Con affetto
m.id.a.







 
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